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Catacombe di San Gennaro

  • Sito Archeologico
  • Sito Storico
  • 4.7
  • Prezzo: €5 - €11
  • Orari di apertura: Solo con visita guidata, ogni ora dalle 10:00 alle 17:00, chiuso il mercoledì
Indicazioni stradali
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Storia

Quello che nel II secolo nacque come sepolcro privato di un'agiata famiglia napoletana si sviluppò nei secoli successivi in una vasta rete di gallerie e ambienti scavati nel tufo tenero sotto la collina della Sanità. Il livello superiore, noto come vestibolo superiore, conserva alcune delle decorazioni più antiche del complesso: affreschi di volta in stile tardo pompeiano, popolati da melagrane, ghirlande e amorini insieme a scene bibliche come Adamo ed Eva e Davide e Golia, testimonianza di come, nelle prime generazioni di utilizzo, i riti funebri cristiani fossero ancora immersi nel linguaggio visivo del mondo pagano che li circondava.

Tutto cambiò con l'arrivo delle reliquie di San Gennaro al livello inferiore, che attirò vescovi e membri della nobiltà napoletana desiderosi di essere sepolti vicino al martire nella speranza di condividerne la protezione. Intorno alla tomba crebbe un ambiente simile a una basilica, con tre navate scavate direttamente nella roccia, e accanto ad esso la cosiddetta cripta dei vescovi, la cui volta a botte è rivestita dai ritratti dipinti dei primi vescovi di Napoli: una galleria di volti che rende le catacombe, oltre al loro ruolo di cimitero, una delle testimonianze più complete della comunità cristiana delle origini in città.

Lo sapevi?

Tra i dipinti, gli storici dell'arte indicano un ritratto di San Gennaro affiancato da una fanciulla e da una donna, con l'iscrizione "Sancto Martyri Januario", come la più antica immagine superstite del santo, databile alla seconda metà del V secolo — decenni prima che si fissasse nell'immaginario popolare come protettore di Napoli dal Vesuvio stesso. Nella cripta dei vescovi, un mosaico del V secolo si ritiene raffiguri San Quodvultdeus, vescovo di Cartagine rifugiatosi a Napoli dopo essere stato espulso dai Vandali: una traccia piccola ma significativa di come gli sconvolgimenti dell'intero Mediterraneo potessero portare fin su questa collina anche membri di alto rango del clero.

Le catacombe devono la loro vita attuale non agli archeologi ma a un gruppo di giovani del quartiere Sanità, che nel 2006 fondarono la cooperativa La Paranza insieme al parroco locale don Antonio Loffredo, decisi a trasformare un sito chiuso da decenni in una fonte di lavoro e di orgoglio per uno dei quartieri più stigmatizzati di Napoli. Formati da zero come guide, restauratori e custodi, i cooperatori riaprirono le catacombe al pubblico nel 2009, e il loro successo — riconosciuto ben oltre i confini di Napoli — è diventato da allora un caso di studio molto citato nella rigenerazione a base culturale.

Utile sapere

Le catacombe si visitano solo con tour guidato, ogni ora dalle 10:00 alle 17:00, chiuse il mercoledì; l'ingresso si trova accanto alla Basilica del Buon Consiglio, in via Capodimonte 13. Il biglietto standard comprende anche la visita alle vicine Catacombe di San Gaudioso, a pochi minuti a piedi nel cuore del Rione Sanità, valido fino a un anno dall'acquisto, quindi non è necessario vederle entrambe nello stesso giorno.

Le visite guidate durano circa un'ora, in italiano e inglese, condotte da guide della stessa cooperativa che ha fatto rinascere il sito, capaci di intrecciare la storia del quartiere con quella del monumento. Vale la pena abbinare la visita a una passeggiata nel Rione Sanità, passando per Palazzo dello Spagnolo e Palazzo Sanfelice con le loro scalinate scenografiche e sotto il Ponte della Sanità, invece di considerare le catacombe come una tappa isolata.