Museo Archeologico Nazionale di Napoli
- Museo
- Galleria d'Arte
- Prezzo: €2 - €20
- Orari di apertura: Mer-Lun 09:00-19:30, chiuso il martedì
Storia
Il palazzo che ospita il museo nacque alla fine del Cinquecento come caserma della cavalleria del viceré e, dal 1616, fu sede dell'Università di Napoli per oltre centocinquant'anni. Quando l'ateneo si trasferì nel 1777, re Ferdinando IV incaricò gli architetti Ferdinando Fuga e Pompeo Schiantarelli di ampliare e riconvertire l'edificio in una sede appositamente pensata per le antichità farnesiane da lui ereditate e per i reperti che già affluivano da Ercolano, scavata dal 1738, e da Pompei, in scavo dal 1748. Il trasferimento vero e proprio dei marmi Farnese da Roma fu invece più lento: iniziò solo nel 1787, contro l'opposizione di un papato restio a vedersi sottrarre la collezione.
I primi allestimenti furono realizzati durante il cosiddetto decennio francese, tra il 1806 e il 1815, quando Napoli fu retta prima da Giuseppe Bonaparte e poi da Gioacchino Murat, ma il museo aprì ufficialmente come Real Museo Borbonico solo dopo il ritorno dei Borbone sul trono nel 1816. Assunse il nome attuale, Museo Archeologico Nazionale, dopo l'Unità d'Italia, negli anni Sessanta dell'Ottocento, quando era ormai diventato l'istituzione unica capace di riunire due eredità molto diverse: due secoli di collezionismo farnesiano tra Roma e Parma, e lo scavo, ancora in corso, delle città sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C.
Lo sapevi?
Il Toro Farnese, scolpito da un unico blocco di marmo e alto circa 3,7 metri, è generalmente considerato il più grande gruppo scultoreo giunto fino a noi dall'antichità; le fonti antiche lo attribuiscono agli scultori rodiesi Apollonio e Taurisco, e la copia di età romana oggi a Napoli fu rinvenuta tra le rovine delle Terme di Caracalla a metà del Cinquecento. Accanto a esso, l'Ercole Farnese racconta una storia di restauro tutta sua: quando la statua riemerse priva delle gambe, lo scultore Guglielmo della Porta ne scolpì di nuove, e solo decenni dopo le gambe antiche originali spuntarono nella collezione Borghese a Roma, venendo finalmente ricongiunte al resto; oggi, in sala, le due coppie di gambe si possono ancora confrontare fianco a fianco.
Per gran parte dell'Ottocento, la raccolta di arte erotica e di oggetti provenienti da Pompei ed Ercolano restò chiusa in un cosiddetto Gabinetto Segreto, il cui accesso richiedeva un permesso speciale del direttore del museo e veniva concesso, in pratica, quasi esclusivamente a uomini adulti giudicati di "comprovata moralità". Dopo i moti del 1848 i Borbone fecero murare del tutto l'ingresso, e solo nell'aprile del 2000 la collezione fu riaperta in modo permanente al grande pubblico, con l'obbligo, tuttora valido, di accompagnamento di un adulto per i minorenni.
Utile sapere
Il museo osserva un orario ampio, da mercoledì a lunedì dalle 9:00 alle 19:30, ed è chiuso il martedì oltre che il 1° gennaio e il 25 dicembre; il biglietto standard si colloca nella fascia 2-20 euro a seconda di mostre e riduzioni, mentre l'ingresso è gratuito la prima domenica di ogni mese, quando però le code si formano già di prima mattina. È possibile prenotare online in anticipo, scelta consigliata in alta stagione vista la popolarità del museo tra chi si sposta da e verso Pompei ed Ercolano.
Il museo si trova in cima a via Toledo, su piazza Museo, a pochi passi o a una fermata di metropolitana dal centro storico, il che lo rende facile da abbinare a una mattinata dedicata a San Lorenzo Maggiore o al Duomo di Napoli. Poiché molti dei reperti pompeiani ed ercolanesi esposti sono stati rimossi dal loro contesto originario, molti visitatori trovano utile visitare il museo poco prima o poco dopo gli scavi veri e propri, quando affreschi e mosaici possono essere idealmente ricollocati nelle case e nelle strade da cui provengono.