Via San Gregorio Armeno
- Quartiere Storico
- Prezzo: Gratuito
- Orari di apertura: Sempre aperta
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Storia
La tradizione fa risalire la fondazione del convento in questo luogo all'VIII secolo, quando un gruppo di monache basiliane fuggì da Costantinopoli durante la campagna bizantina contro il culto delle icone, arrivando a Napoli con le reliquie di San Gregorio Illuminatore, primo patriarca d'Armenia. Le suore si stabilirono su un terreno già legato all'antico tempio dedicato a Cerere e, secondo la leggenda locale, il punto esatto sarebbe stato scelto quasi per caso: durante il corteo funebre di un duca napoletano, il carro trainato da buoi che ne trasportava il corpo si sarebbe fermato senza spiegazione proprio in questa strada, un segno che le monache interpretarono come indicazione del luogo in cui costruire.
Il complesso crebbe nei secoli fino a diventare uno dei monasteri femminili più ricchi e influenti della città, ricostruito in gran parte nell'attuale forma barocca nel corso del Seicento, con un chiostro incentrato su una fontana in marmo e un campanile innalzato su un arco che scavalca la strada stessa, ancora oggi uno degli scorci più fotografati del centro antico. Accanto alle reliquie di San Gregorio, la chiesa arrivò a custodire anche quelle di Santa Patrizia, principessa bizantina venerata come compatrona di Napoli, il cui culto si sovrappose nel tempo a una strada già animata dalle botteghe artigiane.
Lo sapevi?
Due volte alla settimana, secondo la tradizione, un'ampolla che si dice contenga il sangue di Santa Patrizia si liquefà davanti ai fedeli all'interno della chiesa: un fenomeno che i napoletani associano anzitutto a San Gennaro, ma che viene rivendicato anche qui, con un calendario diverso e più frequente rispetto al suo celebre miracolo. Sotto il chiostro, un pozzo un tempo collegato alle gallerie e alle cisterne di quella che oggi si conosce come Napoli Sotterranea sarebbe stato usato come via di fuga in tempo di assedio, a ricordare che il tranquillo giardino del convento poggia sulla stessa città sotterranea a più livelli che corre sotto buona parte della Napoli storica.
Il commercio delle statuine da presepe per cui la strada è oggi famosa è un'attività relativamente tardiva, decollata solo nella seconda metà del Settecento, quando la passione della corte borbonica per i presepi elaborati trasformò la lavorazione dei pastori in un'industria artigiana diffusa in tutta la città. La bottega della famiglia Ferrigno, attiva allo stesso indirizzo della strada dal 1836, è una delle più antiche ancora in funzione senza interruzione, con teste ancora modellate in terracotta policroma e occhi di vetro, secondo una tecnica tramandata quasi invariata per quattro generazioni.
Utile sapere
La strada è aperta ventiquattr'ore su ventiquattro e libera da percorrere, ma le botteghe seguono i normali orari commerciali, generalmente aperte durante il giorno e fino a sera. Il periodo che precede il Natale, da fine novembre ai primi di gennaio, è di gran lunga il più affollato e festoso, quando la via si riempie di acquirenti e le statuine esposte si arricchiscono dei calciatori, politici e altri personaggi dell'anno accanto ai tradizionali pastori e alla Sacra Famiglia.
Via San Gregorio Armeno si stacca direttamente da Spaccanapoli a metà strada tra via San Biagio dei Librai e piazza San Domenico Maggiore, il che la rende facile da inserire in una passeggiata più lunga nel centro antico insieme al Duomo e al complesso di San Lorenzo Maggiore. Il mattino, prima dell'arrivo dei gruppi organizzati, è il momento più tranquillo per curiosare e fotografare le botteghe, ed è buona norma chiedere il permesso prima di fotografare da vicino l'interno di una bottega: la maggior parte degli artigiani è felice di parlare del proprio mestiere, se non ci si limita a puntare loro una fotocamera addosso.